È morta Grace Kelly

Stroncata da un’emorragia.

di Tonino Scaroni

Grace Kelly è morta. La Principessa Grace di Monaco è spirata nella tarda serata all’ospedale di Montecarlo in seguito alle ferite riportate nel grave incidente stradale in cui era rimasta coinvolta insieme alla figlia secondogenita, Stephanie di 17 anni. L’annuncio del decesso è stato dato in un comunicato dei servizi di informazione del Principato di Monaco in cui è stato precisato che la morte è sopraggiunta per un’emorragia celebrale che ha stroncato la vita della sovrana, all’età di 53 anni. Questo il testo del comunicato:

«Lo stato di salute di Sua Altezza Serenissima Grace si è aggravato nella notte tra il 13 e il 14 settembre. La prognosi era riservatissima a metà della giornata del 14 settembre. In fine di giornata, ogni possibilità di intervento terapeutico era ormai superata e Sua Altezza Serenissima la Principessa Grace è morta di emorragia cerebrale intervascolare alle ore 22,30».

Il Principe Ranieri ed i tre figli, Alberto, Carolina e la stessa Stephanie, che era stata dimessa dopo le medicazioni, sono rimasti accanto al capezzale dell’inferma sino al momento del decesso con la trepida speranza di un miracolo, che purtroppo non si è avverato. L’incidente che è costato la vita a Grace di Monaco è avvenuto lunedì mattina.

La consorte del Principe Ranieri, che viaggiava a bordo di una «Rover 3500» in compagnia della figlia Stephanie, è uscita di strada, forse per il mancato funzionamento dei freni della vettura, precipitando lungo una scarpata di una quindicina di metri. Soccorsa da un coltivatore di fiori, la Principessa Grace e la figlia sono state trasportate immediatamente all’ospedale di Montecarlo. Mentre la principessina Stephanie è stata dimessa dopo poche ore, avendo riportato solo alcune escoriazioni, alla Principessa Grace sono state diagnosticate fratture multiple al femore, alla clavicola e ad una costola. In un primo momento sembrava che le condizioni di Grace di Monaco non fossero così gravi, tanto che si era azzardata una prima prognosi in cui veniva annunciato che la Principessa sarebbe stata dimessa dall’ospedale dopo dieci giorni. Stamane i cittadini monegaschi avevano commentato al notizia dello scampato pericolo per il pauroso incidente in cui erano rimasti coinvolti i due membri della casa reale, felicitandosi per il «miracolo» che aveva protetto l’amata sovrana. Purtroppo poi, nella giornata si è maturata la tragedia.

LA DIVA DI HOLLYWOOD A PALAZZO REALE

Su un palcoscenico americano era tornata per la prima volta dopo 21 anni nel 1978 quando alla Carnegie Music Hall di Pittsburgh aveva letto delle poesie in una manifestazione organizzata per l’Anno internazionale per la difesa della Natura. Tutti, allora, dissero con una sincerità non disgiunta da un probabile, affettuoso rispetto, che il passare degli anni non aveva scalfito le sue capacità interpretative.

Ma la sirena del cinema non l’aveva incantata più: a Grace Kelly, sono state offerte somme di danaro da capogiro perché tornasse, sia pure per una sola volta, nel mondo della celluloide ma la Principessa ha sempre opposto dei cortesi ma decisi rifiuti. In realtà, la sua vita da attrice è stata breve ma intensa, cinque anni circa. Eppure, nel cuore della gente, l’immagine di Grace Kelly sullo schermo, non è mai sbiadita e mai la sua nuova vita accanto a Ranieri ha fatto dimenticare le sue interpretazioni: il pubblico che, un paio di anni fa, l’ha applaudita ospite al Festival di Cannes (dopotutto, era quasi una visita di cortesia, data la vicinanza) riconosceva in lei l’ex-diva di Hollywood più che l’attrice che ormai era diventata, e forse per sempre, soltanto una principessa.

Dal 1947 al 1949 aveva frequentato l’American Academy di arti drammatiche ed aveva subito esordito in palcoscenico in una compagnia amatoriale. Poi, era passata a Boadway e alla Tv e, nel 1951, il debutto sullo schermo, in un ruolo minore, nel film «Quattordicesima ora» di Henry Hathaway accanto a Richard Besehart e a Paul Douglas. Dopo «Mezzogiorno di fuoco» di Fren Zinnerman insieme a Gary Cooper, fu alfred Hitchcock ad imporla come protagonista dei due polizieschi «Il delitto perfetto» con Ray Milland e «La finestra sul cortile»con James Stewart, premiato anche alla Mostra di Venezia, (ma prima aveva girato in Africa, «Mogambo» di John Ford con Clarke Gable ed ava Gardner). E sarà ancora Hitchcock a confermarne la popolarità con «Caccia al ladro» (accanto a Cary Grant), con cui il regista completò la sua «trilogia gialla». Intanto, però, aveva vinto un Oscar, nel 1955, con «La ragazza di campagna» di George Seaton, come migliore attrice (nel film recitavano anche Bing Crosby e William Holden), ed aveva girato anche «Fuoco verde» di Andrew Marton con Stewart Granger e, ancora, con Paul Douglas. Fu, questo, un periodo particolarmente intenso per Grace Kelly: uno dietro l’altro, girò «I ponti di Toko-Ri» di Mark Robson con Fredric March, William Holden, Michey Roney, «Il cigno» di Charles Vidor con Alec Guiness, Louis Jourdan e «Alta società» di Charles Walters (il regista scomparso qualche settimana fa) con Bing Crosby, Frank Sinatra e Louis Armstrong.

E fu anche, questo, il periodo in cui Grace Kelly fu avvolta dall’aria del divismo: in realtà, lo star-system di Hollywood con un’operazione perfetta aveva fatto di lei esattamente ciò che il pubblico di quegli anni voleva che fosse, a parte le qualità delle sue interpretazioni, sempre dignitose se non di eccelso valore, che comunque, nel 1955, le avevano fatto guadagnare il posto d’onore nella classifica delle star che facevano incassare di più. Il mito divistico di Hollywood trovò uno sbocco improvviso nella realtà, quando nel 1956 lasciò il cinema per sposare Ranieri di Monaco. La casa di produzione che l’aveva sotto contratto fece del tutto per non perdere la sua attrice, tentò anche con delle armi poco leali. Ma l’amore ebbe il sopravvento. Da allora, anche se mai sbiadito, dell’attrice è rimasto solo il ricordo: quello di una donna bellissima e fredda (qualcuno la definì «una statua di ghiaccio») non nobile di nascita (altezzosa come una regina d’altri tempi), ma che riusciva ad emanare un che di regale, che si completava nell’andatura, elegante, raffinata, da indossatrice di altissima classe. Solo nella «Ragazza di campagna» ebbe toni più umani, più dimessi (nel personaggio della moglie di un alcolizzato): e le venne giustamente assegnato l’Academy Award.

PRINCIPESSA FIN DA PICCOLA

Era nata pr questo, per essere una principessa. Più che per il viso dolce s’era imposta subito per lo sguardo freddo dei suoi occhi azzurri. Aveva sin da ragazza mutato in distacco altero quella che per gli altri è solo miopia. Ed aveva imparato da bambina a difendere la propria dolce bellezza e ad imporre la forza soave dei biondi. Così quando Ranieri volle scegliere una donna di favola per il suo regno di favola, la scelta tra tante stelle non poteva che cadere su di lei.

© IL TEMPO (14/09/1982)

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