Grace Kelly, un mito mai infranto

A Roma, presso la Fondazione Memmo, sono esposte pellicole, manifesti, copertine, abiti, lettere e inediti reperti di vita famigliare della principessa monegasca. Dopo Roma, la mostra andrà a Londra e a San Paolo.

di Laura Pisanello

Bellezza austera. «Cigno di ghiaccio» l’avevano soprannominata. Ma Alfred Hitchcock, che l’aveva diretta in indimenticabili film, creò per lei l’azzeccato ossimoro di «ghiaccio bollente», perché sotto un’apparente freddezza bruciava un fuoco interiore che faceva faville sullo schermo.

Grace Patricia Kelly, originaria di Filadelfia e principessa di Monaco, morì il 14 settembre 1982 a seguito di un incidente d’auto (come la principessa Diana). La scomparsa alla giovane età di 52 anni contribuì a far sì che il ricordo di Grace restasse nella memoria collettiva, eterno e indelebile. A lei, mito indimenticato, è dedicata una mostra in corso a Roma presso la Fondazione Memmo.

Tutta la sua vita fu una favola capace di entrare nella leggenda: donna caparbia e volitiva, decise di diventare attrice e in poco tempo raggiunse il successo cinematografico; dal set il volo di Grace continuò nel Principato più famoso del mondo a fianco di Ranieri di Monaco.

«Vorrei che mi si ricordasse come qualcuno che compiva delle buone azioni, gentile e benevola con gli altri – scriveva nel 1982 –. Vorrei che rimanesse la memoria di un essere umano che si comportava in modo giusto e che cercava di aiutare gli altri».

Figlia di John B. Kelly (soprannominato Jack, eccellente self made man) che guadagnò tre titoli di campione olimpionico di canottaggio e fece della sua azienda di mattoni la prima della costa est, Grace crebbe in una famiglia borghese di Filadelfia, di origini irlandesi, cattolica e fra le più ricche della città. Terza figlia (un solo fratello maschio, adorato), Grace fin dall’infanzia manifestò il suo amore per il teatro, forse trasmessole dallo zio George, commediografo che vinse il Premio Pulitzer. A dodici anni sognava una carriera di ballerina ma fu il demone del palcoscenico a impadronirsi di lei e, nonostante le perplessità dei genitori, nel 1948 entrò nell’Accademia americana di arte drammatica a New York.

Dopo un’esperienza di indossatrice, fatta per pagarsi gli studi, iniziò la sua folgorante carriera nel cinema a fianco dei migliori attori del dopoguerra, quali Gary Cooper, Ava Gardner, Clark Gable.

Dal 1951 al 1955 fu protagonista di undici film tra cui La ragazza di campagna che le valse l’Oscar per la miglior recitazione e Mezzogiorno di fuoco che le aprì la porta d’ingresso per Hollywood. Con il grande regista Hitchcock, che la predilesse, fu la protagonista di tre thriller, Il delitto perfetto, La finestra sul cortile e Caccia al ladro che fu girato nel Principato di Monaco proprio su quella stessa strada dove ventisette anni dopo sarebbe avvenuto l’incidente per lei fatale.

Quando, nel 1962, già nel Principato, rifiutò il ruolo nel film Marnie, scrisse al suo pigmalione con ironia: «Spero tuttavia di rimanere una delle sue “vacche sacre”. Con grande affetto». A Grace, di cui Hitchcock aveva fatto emergere charme, classe, malizia e seduzione, il regista rispose: «Ero così felice per questo nuovo film insieme. Ma secondo me, senza alcun dubbio, ha preso la decisione giusta, l’unica. Dopo tutto, era “soltanto un film”».

Grace aveva una personalità riservata: ritornava a New York appena poteva, andava a messa tutte le domeniche e la stampa non si azzardava ad attribuirle flirt inventati. Seppe farsi amare anche nel mondo del cinema, tanto che a Hollywood si diceva che tutti gli uomini sognassero di passare la notte con Marilyn Monroe, ma la vita con Grace Kelly. Ma di quel mondo lei aveva una visione disincantata: «Non sono mai stata felice a Hollywood – scrisse – non ho conosciuto nessun luogo al mondo dove le persone avessero così tante depressioni nervose, dove ci fossero così tanti alcolizzati, nevrotici, infelici. Bisogna avere i nervi saldi per viverci».

Il principe azzurro

Il 26 aprile 1955 ci fu la presentazione de La ragazza di campagna a Cannes: fu in questa occasione che Grace incontrò Ranieri, grazie a un’idea di Pierre Galante, giornalista di Paris Match. Fu un colpo di fulmine travolgente, tanto che il principe passò a Filadelfia le vacanze di Natale di quell’anno e il 6 gennaio del 1956 il fidanzamento era ufficiale. Il 19 aprile del 1956 con un abito di Helen Rose, in pizzo e taffetà, Grace entrò nella cattedrale di San Nicola a Monaco per il matrimonio del secolo.

A Montecarlo Grace fu prima di tutto mamma. Grace e Ranieri ebbero tre figli: Carolina (1957), Alberto (1958) e Stefania (1965). Mamma Grace cercò sempre di educare i propri figli come ragazzi normali proteggendo la loro infanzia da una mediatizzazione esasperata. Si occupò direttamente di loro invece di delegare quel ruolo per lei fondamentale. «Sarebbe molto triste – scrisse – che i bambini non avessero ricordi anteriori a quelli della scuola. Hanno soprattutto bisogno dell’amore e dell’attenzione della madre».

Garantita la successione al suo Paese d’adozione, si impegnò nelle pubbliche relazioni, nella promozione della cultura e delle arti (balletti e musica soprattutto) e nelle associazioni umanitarie, come la Croce Rossa monegasca. «La principessa Grace – scrive il figlio, il principe Alberto – ha sempre dato prova di grande generosità in tutte le sue azioni, in tutti i suoi impegni. Dopo aver contribuito allo splendore di Hollywood, ha saputo dare un’eccezionale risonanza al Principato, al servizio di cause in favore del prossimo, dei meno fortunati, dimostrando sempre una grande umanità».

Era contro la segregazione razziale: una volta si scagliò contro una troupe che voleva riprendere i suoi figli senza far vedere che giocavano con i figli dei domestici di colore.

Incontrò tutti i grandi e i potenti dell’epoca (i Kennedy, gli Onassis, i reali europei…) ma non disdegnò mai l’amicizia con gli amici dei vecchi tempi di Hollywood: David Niven, Greta Garbo, James Stewart, Cary Grant, Rudolf Nureyev; frequentarono il palazzo anche Ingrid Bergman, Arthur Rubinstein, Joséphine Baker che la principessa aveva aiutato e protetto. Ava Gardner soggiornò più volte a Montecarlo: aveva conosciuto Grace Kelly in Africa durante le riprese del film Mogambo. Ava, reduce da un aborto spontaneo, era depressa e infastidita e trovando in Grace solidarietà femminile e vitalità le confessò che non le importava nulla del successo, ma che desiderava un marito gentile e dei bambini.

La mostra su Grace

Di certo i 52 anni ruggenti vissuti da Grace emozionano e colpiscono ancora oggi: la sua carriera di attrice, il matrimonio del secolo, la montagna di pettegolezzi e indiscrezioni che la accompagnarono – ogni medaglia ha il suo rovescio – ma che potrebbero essere tranquillamente dimenticati.

La sua vita, breve e intensa, che pur le concesse straordinarie opportunità, consente una rivisitazione di un periodo storico in cui la filosofia di vita americana apparve come un miracolo alla portata di ognuno e diede l’impressione che i sogni potessero davvero sempre realizzarsi, così come per alcuni personaggi della letteratura americana che ben caratterizzarono l’epoca postbellica. Un’epoca in cui una donna di straordinario talento e successo ebbe il coraggio di abbandonare un mondo e una carriera per un matrimonio d’amore in un’Europa che aveva tutte le piaghe della spaventosa guerra ancora aperte. Queste e tante altre considerazioni sorgono spontanee nel visitatore della mostra di Roma.

La rassegna, attualmente alla Fondazione Memmo, è stata organizzata per celebrare il venticinquesimo anniversario della scomparsa di Grace Kelly dal Grimaldi Forum; dopo Monaco, Parigi, Mosca e Roma andrà a Londra in aprile, quindi a San Paolo in Brasile. «Al tempo del principe Ranieri, morto nel 2005, il dolore era troppo vivo. Mentre oggi – afferma Hervé Zorgniotti del Grimaldi Forum di Montecarlo – il principe Alberto ha aperto tutte le porte dei Grimaldi e ha reso possibile questo tributo. Sono stati ritrovati tutti gli oggetti e i vestiti di Grace perfettamente conservati, grazie a delle persone che se ne sono occupate amorevolmente fino a oggi. Sono in mostra anche dei cortometraggi, perché la principessa aveva sempre con sé una cinepresa e girava dei video amatoriali come si fa in tutte le famiglie normali».

A Roma sono in mostra anche splendidi abiti: è la moda, forse, la vera protagonista della rassegna con creazioni di Dior, Balenciaga, Givenchy, Grès e Chanel o la famosa borsa Kelly di Hermès. Ci sono poi manifesti, copertine, fotografie (anche le foto di Grace sono scatti di artisti come Howell Conant, Cecil Beaton, Irving Penn, Richard Avedon), tutti reperti intimi che ricostruiscono l’itinerario di una donna dal destino eccezionale.

La mostra svela la tenera corrispondenza di Ranieri innamorato:

«Mia cara – le scrive nell’aprile del 1956 quando lei era in partenza per Monaco sul transatlantico Constitution –, due parole per dirti con molta dolcezza quanto ti amo, mi manchi, ho bisogno di te e ti voglio al mio fianco, sempre. Fai buon viaggio, amore mio. Stai tranquilla e pensa a me che mi consumo in questo terribile desiderio che provo per te! Ti amo tanto».

Ci sono pure molte lettere scambiate da Grace Kelly con i suoi amici di Hollywood e con personaggi famosi (Jacqueline Kennedy, Maria Callas, Cary Grant, Frank Sinatra). E proprio le lettere, che lasciano trapelare i sentimenti e le emozioni, sono il crocevia dove la grande storia si intreccia con quella privata.

Fonte: messaggerosantantonio.it

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