“Così cominciò il nostro amore”

Non capita spesso che un sovrano regnante racconti in prima persona l’incontro con la donna della sua vita e il matrimonio con lei. Ranieri di Monaco lo fa dieci anni dopo aver sposato Grace Kelly, su Oggi n. 30 del 1966. Ecco il testo, raccolto dal giornalista inglese Peter Hawkins e pubblicato allora in esclusiva mondiale.

Ranieri di Monaco

Attorno al mio matrimonio con la principessa Grace si è ricamato parecchio. Intendo dire che del nostro primo incontro, del nostro fidanzamento, della stessa cerimonia nuziale sono state diffuse versioni contrastanti.

Il primo incontro
Il primo incontro

Qui, una volta per tutte, racconterò come andarono le cose nella realtà. Durante il Festival di Cannes del 1955 mi venne riferito che miss Grace Kelly, la famosa attrice americana, aveva un particolare interesse per le cose antiche. Approfittando del soggiorno sulla riviera le sarebbe stato gradito visitare il mio palazzo e avrebbe desiderato portare con sé un fotografo.

Conoscevo Grace Kelly di fama, sapevo che era molto bella. Fui lieto di ricevere una sua visita e il fotografo, ovviamente, immortalò il nostro incontro. Devo dire che Grace mi colpì subito. Tra l’altro, a quel tempo non ero ancora stato negli Stati Uniti, ed ella era una delle primissime ragazze americane con le quali avevo avuto occasione di conversare.

Mi sorpresi a pensare, con una certa soddisfazione, che Grace era completamente diversa da come la avevo immaginata. I resoconti giornalistici e i film in cui la avevo ammirata mi avevano dato di lei un’idea sbagliata. Grace era tranquilla, simpatica. Parlava un inglese chiarissimo e accompagnava le parole con un sorriso incantevole. Tutto ciò fu per me una piacevole rivelazione.

I miei sentimenti, durante quel primo incontro, non andarono oltre. La visita di Grace fu molto breve (un’ora o poco più in tutto), e quando ella mostrò l’intenzione di congedarsi non la trattenni. Lasciai che se ne andasse senza dirle che, in un’altra parte del palazzo, avevo fatto approntare un piccolo rinfresco in suo onore.

Tutto, insomma, tra me e la mia futura consorte fu molto formale. Tra noi sbocciò, evidentemente, una calda simpatia, ma l’idea di mi eventuale matrimonio non ci attraversò nemmeno la mente.

Il fidanzamento e le nozze

Fu nel dicembre di quello stesso anno, il 1955, che incontrai Grace per la seconda volta. Accompagnato da padre Francis Tucker, il reggente della parrocchia monegasca di San Carlo, mi recai infatti negli Stati Uniti per una visita privata. Risiedevo presso il signor Russel Austin, che per fortunata coincidenza era in ottimi rapporti di amicizia con la famiglia di Grace. Questo ci offrì l’opportunità di essere invitati alla cena natalizia in casa Kelly. L’intera famiglia era presente e devo dire che mi piacque molto. L’atmosfera dell’incontro fu estremamente cordiale.

Il fidanzamento
Il fidanzamento

Poiché la cena durò a lungo, i miei anfitrioni si offrirono di ospitarmi per la notte. Accettai di buon grado. Naturalmente fui felice di trovarmi ancora una volta accanto a Grace e di trascorrere con lei una intera serata. Ricordammo, ridendone, il nostro primo, formale incontro a Monaco. La simpatia che ci legava si consolidò.

Grace ed io decidemmo di continuare a vederci e da allora gli avvenimenti precipitarono. La simpatia divenne amore e l’ultimo dell’anno, durante una festa, chiesi a Grace se voleva diventare mia moglie.

Non fu un’idea improvvisata. Penso, al contrario, che entrambi fossimo pronti per il matrimonio. Quando Grace accettò la mia proposta, annunciai al ministro di Stato il mio fidanzamento, ed egli si affrettò a comunicare la notizia ai monegaschi.

Mi trasferii quindi a Los Angeles, dove la mia fidanzata era impegnata nelle riprese di un film. Trascorremmo insieme un intero mese. Confesso che non immaginavo nemmeno lontanamente tutto il rumore che la nostra felicità avrebbe provocato. Tornai a Monaco, ovviamente, pieno d’entusiasmo. Il matrimonio è pur sempre l’avvenimento più importante nella vita di un uomo, e io mi preparavo a compiere il grande passo con l’animo colmo di felicità. Ebbene, devo dire che non immaginavo nemmeno lontanamente quello che sarebbe accaduto.

L’arrivo di Grace, per esempio, fu assolutamente travolgente. Mentre la mia futura consorte e i suoi genitori scendevano dal transatlantico che li aveva portati in Europa, nel cielo del Principato esplodevano fuochi artificiali, nel porto le sirene delle navi urlavano, sulle banchine la gente applaudiva e gridava. Nessuno riuscì a vedere Grace in viso. Ella portava infatti un cappello ispirato alla moda di quei giorni, e cioè con una veletta sul davanti. Poco mancò, credo, che i fotografi impazzissero per il dolore.

Nella cattedrale, la mattina della cerimonia, non si trovò posto per tutti. Ci fu chi dovette accomodarsi alla meglio, e ci fu anche chi non si accomodò affatto. Nella chiesa potevano essere sistemate convenientemente al massimo seicento persone, mentre quelle che assistettero al matrimonio furono certo di più.

Le nozze
Le nozze

Oggi, se ripensiamo al nostro matrimonio, Grace ed io ci rammarichiamo di avere visto così poco di esso. Eravamo talmente frastornati, talmente nell’occhio del ciclone, che potevamo sì e no vedere le persone e gli oggetti che ci stavano davanti. Potemmo osservare la chiesa, gli invitati e tutto il resto solo molto più tardi… quando assistemmo in santa pace alla proiezione dei film girati durante il nostro matrimonio.

Tutto, prima, era stato romantico e incantevole. La cerimonia nuziale mancò di intimità. Io credo che questo, per un uomo, non sia poi così importante, ma sono convinto che Grace non ne rimase entusiasta. Per una donna conta molto, il giorno in cui si sposa, trovare dei momenti di tranquillità, di meditazione. Grace non ebbe un istante di tregua. Da quando mise piede nel principato fino a quando partimmo per la luna di miele.

Un altro particolare che mi colpì sfavorevolmente furono i microfoni e le macchine cinematografiche disposte in chiesa, dietro l’altare. Ce n’erano dappertutto, con fili, riflettori, gente che armeggiava indaffarata. Qualche volta, parlando del nostro matrimonio, Grace ed io abbiamo pensato che sarebbe stato più saggio celebrarlo in una chiesetta di montagna, lontano dalla confusione. Ma questo è il senno di poi.

La luna di miele

Per completare il quadro, dirò che nemmeno la luna di miele andò esente da inconvenienti. Avevamo deciso di trascorrerla sul mare, a bordo del panfilo Deo Juvante II. Lasciata Monaco, ci saremmo diretti verso le Baleari, a Palma di Maiorca. Il viaggio sarebbe stato piuttosto lungo, dal momento che il Deo Juvante non era particolarmente veloce.

Luna di miele in Spagna
Luna di miele in Spagna

Ebbene, appena usciti dalla rada del principato notammo che il mare andava gonfiandosi. Ondate colossali scuotevano l’imbarcazione, a destra e a sinistra, e se spingevamo lo sguardo verso il mare aperto la situazione appariva ancora peggiore.

Andare avanti sarebbe stato pericoloso. Grace ed io ci stavamo appunto consultando, quando il capitano del Deo Juvante ci si avvicinò e disse: «Occorre invertire la rotta e puntare su Villefranche: passeremo la notte nel porto di quella città. Domani riprenderemo la navigazione verso Palma di Maiorca».

Non era ancora sera (eravamo partiti da Monaco alle cinque del pomeriggio, completamente distrutti dopo quella giornata campale) quando gettammo l’àncora nella baia di Villefranche, a pochi chilometri da casa. Monaco era là, dietro l’angolo. Trascorremmo a Villefranche, senza scendere dal panfilo, la notte e parte della mattina successiva. Poi, finalmente, il tempo si rimise al bello e potemmo salpare. Ebbe allora inizio un viaggio meraviglioso.

Quando la luna di miele finì e tornammo a Monaco, la principessa si trovò a dovere affrontare molti delicati problemi. Li risolse tutti magnificamente, ed io provai una grande ammirazione per lei.

Il ritorno a Monaco e l’arrivo di Caroline

Le difficoltà che si presentarono a Grace erano di diversa natura. Non solo esisteva il problema della sua sistemazione materiale nel palazzo – non dimenticate che il nostro fidanzamento era durato meno di quattro mesi, e che perciò era stato possibile predisporre poco o nulla –, ma soprattutto Grace doveva entrare nella vita del Principato. Doveva farsi accettare e amare dai monegaschi. Inoltre, la principessa conosceva il francese per modo di dire. Era necessario che se ne impadronisse nel più breve tempo possibile.

Nei primi mesi, Grace soffrì un poco di nostalgia. Che le accadesse una cosa del genere era prevedibile e direi anzi inevitabile. Di colpo, la principessa si trovava in un Paese che non conosceva, tra gente di cui a malapena comprendeva la lingua. Tutti i suoi amici erano rimasti in America, e si sa che costituire un gruppo di persone con le quali si sta volentieri non è cosa che si possa fare in quattro e quattr’otto.

Nove mesi dopo le nozze arrivò Caroline.
Nove mesi dopo le nozze arrivò Caroline.

Grace dovette superare, nei suoi rapporti con i monegaschi, una sorta di freddezza che di tanto in tanto le veniva opposta. Il fatto che fosse americana, e per di più attrice, non entusiasmava tutti, e in particolare i più anziani. Gli americani, ancora oggi ed a maggior ragione dieci anni fa, per molti europei sono dei tipi eccentrici, da considerare con prudenza.

Pur trovando di suo gusto l’arredamento del palazzo e la sistemazione dei nostri appartamenti privati, Grace volle conferire ad essi un’impronta personale. A questo scopo, fece arrivare da New York parte dei mobili della sua casa, e li distribuì qua e là. Inoltre, prese l’abitudine – e me la trasmise – di acquistare di tanto in tanto un mobile, un quadro, un tappeto, e di sistemarlo nel nostro appartamento.

A poco a poco, insomma, Grace trasformò tutto. In meglio. Rinnovò perfino il guardaroba di palazzo, scegliendo personalmente tende, oggetti diversi, biancheria di suo gusto. Questa “campagna acquisti” si svolse non senza difficoltà, ed ancora oggi ce ne riserva. La principessa ed io non possiamo muoverci senza suscitare curiosità in chi ci vede. La gente ci sorride e ci saluta, è sempre molto gentile con noi, ma certo non ci permette di compiere tranquillamente i nostri acquisti. Per farli, quasi sempre Grace ed io dobbiamo dividerci.

Nove mesi e quattro giorni dopo il nostro matrimonio, la Principessa diede alla luce una bambina: Caroline Louise Marguerite.

OGGI, n. 30 del 1966

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